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Il ritrovamento di questi teschi dovrebbe far riscrivere i libri di storia

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Teschi allungati sottoposti a neurochirurgia oltre 2500 anni fa…

L’universo è pieno di misteri che sfidano le nostre conoscenze. Senza conoscere le tecniche avanzate odierne, le persone nell’antichità come intervenivano in caso di complicazioni per problemi di salute? Molti penseranno semplicemente: in caso di complicazioni per malattie o lesioni, i popoli antichi morivano o dovevano sopportare lunghe sofferenze.

Ma abbiamo delle prove che gli antichi avevano un avanzato livello di comprensione dell’anatomia umana e potevano compiere complicate operazioni chirurgiche al cervello, persino nei più remoti angoli del mondo, come la Siberia.

Circa 2500 anni fa, i centri più sofisticati dell’Occidente erano l’Egitto. La Grecia e la Mesopotamia. Nel 1995, in Egitto, è stata trovata una mummia di 2600 anni con una spilla chirurgica inserita nel ginocchio. La spilla stessa, la colla usata per fissarla e il metodo con cui è stata inserita sono primitivi, ma analoghi alle tecniche e ai materiali usati oggi. La spilla presenta un design moderno, che rispetta i moderni principi di biomecca, secondo quanto affermato dal Brigham Young University Magazine.

Quando il Vesuvio ha eruttato nel 79 d.C., ha sepolto le città di Ercolano e Pompei, conservandole al loro posto, tanto da permetterci oggi di studiarle. Tra i reperti è stata ritrovata una vasta gamma di attrezzi medici, tra cui leve per ossa e forcipi, cauteri, cateteri, scalpelli, forbici e anche strumenti ginecologici; tutti questi strumenti sono in mostra presso la biblioteca Claude Moore Health Sciences dell’università della Virginia.

Un pò più ad est, nell’India settentrionale, un chirurgo chiamato Sushruta, vissuto tra il 600 e il 1000 d.C. sviluppava e praticava chirurgia plastica e potrebbe essere stato il primo chirurgo plastico. Aveva molti allievi, che dovevano studiare per sei anni prima di poter praticare. Sembra che Sushruta facesse fare un solenne giuramento ai suoi allievi, prima che iniziassero ad operare, proprio come il giuramento di Ippocrate nato qualche tempo dopo. Durante il tirocinio, gli allievi facevano pratica su cocomeri, cucurbitacee e cetrioli.

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Il ‘Papiro Edwin Smith’, un antico testo medico egiziano, dal nome del concessionario che lo acquistò nel 1862. E’ il più antico trattato sul trauma da chirurgia conosciuto, scritto da Imhotep nel 1501 aC.

Mentre conoscenze mediche così avanzate in questi antichi centri di cultura possono sembrare impressionanti e sorprendenti, ancora più sorprendente sembrano le operazioni chirurgiche eseguite nella lontana Siberia. Nel 2012, alcuni scienziati russi hanno scoperto tre teschi, nella regione siberiana dei monti Altaj, che mostravano prove evidenti di trapanazione, la più antica operazione di neurochirurgia, che consiste nel trapanare un foro nel cranio.

Secondo il WebMD, la trapanazione affonda le sue radici nell’Età della Pietra. Dopo ulteriori ricerche, è stato scoperto che la trapanazione era eseguita nell’antica Siberia con abilità e metodi analoghi a quelli descritti nel Corpus Hippocraticum, una serie di principi medici scritti da Ippocrate nell’antica Grecia intorno al 500 d.C.

Non è chiaro quali connessioni ci fossero, e se ci fossero, tra questi medici e l’antica Grecia, ma i ricercatori non dubitano, come riportato dal Siberian Times, che le procedure di trapanazione coincidevano con quelle del Corpus Hippocraticum, composto a 8000 km di distanza, ma nello stesso periodo storico.

Gli scienziati russi dell’Istituto di archeologia e etnografia del ramo siberiano dell’Accademia Russa di scienze, ancora stupefatti dalla scoperta, hanno testato strumenti dell’età del bronzo su alcuni teschi per scoprire come riuscissero i dottori in una tale impresa 2500 anni fa.

«Sinceramente, sono colpito» ha dichiarato Akeksei Krivoshapkin, un importante neurochirurgo di Novosibirsk, in una intervista al Siberian Times. «Ora pensiamo che al tempo di Ippocrate, le popolazioni degli Altaj potessero fare diagnosi accurate e portare a termine con abilità trapanazioni e fantastiche operazioni chirurgiche sul cervello».

Krivosshapkin ha dichiarato che il dottore o i dottori che hanno eseguito le prime trapanazioni, hanno operato in un area del cranio tale da minimizzare i danni al cervello e da assicurare una vita lunga. Inoltre, uno degli uomini che ha ricevuto il trattamento è vissuto probabilmente per molti anni dopo l’operazione, poiché il suo teschio mostra che la crescita dell’osso è continuata a lungo dopo l’intervento.

Dei tre teschi, due appartenevano a degli uomini e uno ad una donna. Vissero in un periodo compreso tra i 2300 e i 2500 anni fa e facevano parte della cultura di Pazyryk. Uno dei teschi maschili sembra aver riportato un trauma. Probabilmente, nella testa di questo uomo si era formato un trombo (un ematoma) che gli causava terribili mal di testa, nausea, problemi di deambulazione, e altri sintomi. Gli scienziati hanno concluso che la trapanazione fu eseguita probabilmente per rimuovere l’ematoma. L’altro teschio maschile non presenta segni di traumi. Perciò è stato ipotizzato che soffrisse di una deformazione congenita del teschio.

Per entrambi i teschi maschili, la trapanazione è stata condotta in due fasi: per prima cosa, è stato tagliato lo strato superiore del teschio per scoprire lo strato interno. Poi è stato praticato un piccolo foro per avere accesso al cervello. Non è chiaro se furono usati anestetici di che tipo fossero.

Secondo gli scienziati, i due teschi maschili sono stati operati con gran cura e precisione, dal momento che non presentano schegge accidentali. Krivosshapkin ha eseguito la stessa operazione, che è durata 28 minuti, usando una replica di un coltello dell’età del bronzo, costruito da Andrei Borodovsky, professore di scienze storiche.

Tuttavia, non sempre la trapanazione aveva successo tra i popoli antichi. Il teschio appartenente alla donna, per esempio, porta segni che mostrano che forse il medico non fece la scelta più saggia durante l’operazione. Sembra che il chirurgo abbia utilizzato una tecnica alquanto grossolana e che abbia scelto di operare in un’area del cranio vicino alla più grande massa venosa del cervello.

La donna era probabilmente intorno ai trent’anni e il suo teschio porta le tracce di una caduta da una considerevole altezza. Gli scienziati russi pensano che sfortunatamente la donna sia morta durate l’intervento o poco dopo.

La gente della cultura di Pazyryk non ha lasciato nessuna testimonianza scritta, per cui è molto difficile determinare l’esatta metodologia, i motivi e la storia delle sue pratiche mediche.

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