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Madre surrogata parla al Senato: ”Italiani non fatevi ingannare, vi racconto il mio incubo”

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Una madre surrogata che ha affittato il suo utero ad una coppia omosessuale ha tenuto una conferenza stampa in Senato:Italiani vi racconto il mio incubo”.

Toni Brandi, presidente di ProVita Onlus, in occasione dell’ l’iter parlamentare del ddl Cirinnà (unioni civili), ha presentato insieme al senatore Lucio Malan, nel corso di una conferenza stampa in Senato, l’americana Elisa Anna Gomez.
Si tratta di una madre caduta nell’inganno della maternità surrogata, che ha raccontato la sua esperienza per descrivere l’aberrazione della pratica dell’utero in affitto, con l’ulteriore beffa di dover pagare gli assegni per il mantenimento di una figlia che non potrà mai vedere.

Elisa aveva già due figli («ora il maschio è arruolato nell’Aeronautica e la femmina studia per diventare medico legale» racconta orgogliosa) quando si è trovata a doverli crescere da sola, nel 2006. Senza un lavoro, senza un aiuto, senza un avvocato decide tramite internet di mettere il suo utero a disposizione di una coppia di omosessuali in cambio di 8000 dollari e della garanzia che sarebbe rimasta a tutti gli effetti la madre, e di essere sempre presente nella sua vita.

“Appena è nata la bambina, mi sono subito sentita legata a lei, ho percepito che era mia figlia e sapevo che non potevo separarmi da lei” ha dichiarato.

L’incubo della Gomez inizia proprio da quì, una volta dimessa dall’ ospedale insieme alla figlia alla quale si era già affezionata in pochi giorni, la coppia con cui aveva concluso il contratto la riaccompagna a casa e si porta via sua figlia per sempre, nonostante la promessa fattagli.
“Da quel momento mi sono sentita come un mero fantasma di me stessa”, soggiunge. Ma i veri fantasmi diventano i due “committenti”. “La coppia” – spiega – “ha improvvisamente tagliato le comunicazioni e ha lasciato lo Stato senza darmi alcuna informazione”. La Gomez non trova conforto nemmeno presso le autorità, che – afferma – “non mi hanno assistito, trattandomi come se quella bambina non fosse mia”.

Ha infatti intrapreso una battaglia legale nei confronti della coppia omosessuale in quanto lei ha il diritto di vedere la bambina per accordo preso, e anche perchè la coppia non è presente nel certificato di nascita della piccola, quindi si tratta di un rapimento a tutti gli effetti.
Tale battaglia all’ inizio ha permesso alla Gomez di vedere sua figlia poche ore al mese, poi però ha portato solo più amarezza e delusione nella sua vita, in quanto oltre al danno è arrivata la beffa:
“un giudice ha stabilito che ero solo una donatrice di materiale genetico, mi ha vietato di vedere mia figlia però mi ha ordinato di pagare 600 dollari al mese per il suo mantenimento. Finora ho versato 22.000 dollari e non vedo mia figlia da quando aveva 2 anni e mezzo“.
Non solo: le ha imposto la censura, vietandole di parlare pubblicamente della sua vicenda pena l’arresto.
Qui in Italia, dove è libera da questa censura di Stato, racconta con le lacrime agli occhi le sofferenze di sua figlia. “Le telefonate che ho fatto a quella coppia poco dopo la sua nascita – dice – sono state traumatizzanti, perché la sentivo urlare disperatamente di sottofondo”.

Poi aggiunge, consapevole dello sbaglio fatto:
“Non ho firmato una riduzione in schiavitù. Ma i contratti per l’utero in affitto sono contratti di schiavitù, perché non ti danno la possibilità di comprendere cosa succede davvero. I bambini non sono oggetti: la maternità surrogata è un errore enorme. Il desiderio di una coppia non può cancellare i diritti dei bambini prima ancora che nascano“.

Eppure ci sono stati in cui ci sono leggi contro la vendita di parti del corpo umano e tuttavia la maternità surrogata è accettata. Fonte

Meditate gente meditate…

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