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Il New York Times sbugiarda Renzi: ”IL JOBS ACT NON FUNZIONA, I NUMERI NON MENTONO”

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Formidabile legnata al governo Renzi arriva dalla prima pagina del quotidiano più letto negli Stati Uniti: “Il premier italiano Matteo Renzi ha cantato vittoria il mese scorso, quando i dati diffusi dall’ Istat hanno registrato un calo del tasso di disoccupazione nazionale ai minimi da tre anni. Renzi ha attribuito il risultato al Jobs Act, la riforma del mercato del lavoro che il suo governo ha introdotto tra gennaio e marzo di quest’anno. Ma non è così”.

Secondo il New York Times, “con uno sguardo più approfondito agli indicatori relativi all’occupazione italiana si scopre senza equivoci, perché lo dimostrano i numeri, che la riforma non ha sortito gli effetti sperati”.

“Dall’inizio dell’anno – scrive il quotidiano – il numero dei posti di lavoro a tempo indeterminato, che la riforma puntava a incrementare, è rimasto perlopiù stabile, mentre quello dei lavori con contratto a termine ha continuato a crescere”. E’ l’esatto contrario di quello che viceversa ha affermato il premier Renzi.

“Il modesto aumento dell’occupazione complessiva – sostiene l’analisi del quotidiano – più che alla recente riforma del governo Renzi, è dovuto all’aumento dell’età pensionabile da parte dei governi precedenti a quello attuale. Il premier, che ha puntato sul Jobs Act soprattutto per dare maggiori opportunità di impiego stabile ai giovani, resta però un entusiastico sostenitore della riforma, benché non sembra ve ne sia il motivo”.

“I numeri sono più’ forti delle opinioni. La disoccupazione un anno fa era al 13 per cento, ora all’11,5 per cento”, ha scritto il premier sul suo sito web il 4 dicembre scorso. La riforma varata dal suo governo semplifica le procedure di licenziamento nelle grandi aziende, concedendo al contempo generosi incentivi alle aziende che assumono a tempo indeterminato secondo un nuovo sistema a tutele progressive. Però – sottolinea il New York Times – tra gennaio e ottobre di quest’anno, con l’economia italiana in leggera crescita, in Italia sono stati creati 83 mila posti di lavoro netti, meno della metà dello scorso anno 2014, quando nello stesso periodo i nuovi posti di lavoro erano stati 174 mila”.

“Se poi anziché’ ai dati sulla disoccupazione si guarda a quelli relativi all’occupazione, si scopre che in realtà a ottobre essa è calata di 39 mila unità a ottobre, dopo un calo di 45 mila unita’ a settembre”. Insomma, sempre peggio.

Secondo il New York Times “più’ che di una nuova legislazione del lavoro, le piccole aziende italiane hanno bisogno di una minore imposizione fiscale, di costi dell’energia inferiori e di un maggiore accesso al credito bancario. Realtà più grandi, come Brembo, che impiega 7.800 dipendenti nel mondo e 2.950 in Italia, esprimono invece un giudizio assai positivo della riforma del governo Renzi, anche se in diversi casi sostengono che essa non abbia influito in maniera determinante nelle decisioni di quest’anno relative alle assunzioni”. Come si vede, l’autore dell’articolo si è molto documentato, prima di scriverlo.

In definitiva, il calo della disoccupazione registrato dall’ Istat riflette secondo il New York Times soprattutto il sensibile aumento degli sfiduciati, che hanno rinunciato alla ricerca attiva di un impiego e dunque non figurano nelle statistiche relative alla disoccupazione. Ne e’ prova, secondo il quotidiano, il fatto che a ottobre la partecipazione alla forza lavoro – occupati e persone alla ricerca di impiego – e’ calata ai minimi da oltre tre anni. Se valutato sulla base dei risultati conseguiti sino ad ora, insomma, il Jobs Act appare “controverso”, così come lo e’ il giudizio degli economisti: alcuni affermano che si tratti di una riforma importante per attrarre investimenti stranieri; altri che per incrementare l’occupazione l’Italia debba puntare soprattutto sugli investimenti in istruzione e tecnologia e nella creazione di un ambiente meno ostile all’attivita’ imprenditoriale e produttiva.

Una critica comune all’impianto della riforma, infine, e’ il fatto che si applichi solo alle nuove assunzioni e che non riguardi l’impiego pubblico. Se Renzi pensava di avere ancora amici negli ambienti progressisti americani, ai quali il New York Times da sempre fa riferimento, è bene che rifletta: lo hanno abbandonato. (fonte)

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