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Il convento dell’orrore: ”suore costrette a rapporti di gruppo e patti di sangue”.

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Voti di obbedienza ai fondatori sanciti con il sangue; costrette a subire molestie e a consumare solo cibi scaduti, nonostante i lauti proventi dei benefattori; vocazioni forzate e confessioni sacramentali utilizzate come mezzo di ricatto.

E’ l’incubo vissuto da alcune suore emerso dal dossier inviato alla Procura della Repubblica di Avellino che sulla vicenda dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata (a Frigento) ha aperto un fascicolo.

Come scrive il Mattino, l’istituto era già stato commissariato dalla Santa Sede nel 2013 e, dal marzo scorso, è finito sotto i riflettori delle Fiamme Gialle per i reati di truffa aggravata e falso ideologico.

I nuovi documenti sono stati depositati da Giuseppe Sarno, l’avvocato che nello scorso settembre, nell’interesse dei nuovi vertici della Congregazione, aveva sporto querela-denuncia segnalando le presunte irregolarità nella gestione dei patrimoni e avviato così le indagini congiunte da parte della Procura e della Finanza.

Dalle denunce emerge uno scenario fatto di presunti abusi, atti di libidine e prevaricazioni messe in atto dal fondatore Padre Stefano Maria Manelli. Pesanti le accuse a lui rivolte dalle decine di suore ed ex-religiose soprattutto, uscite fuori dall’Istituto per le vessazioni, i ricatti e le mortificazioni subite, a partire dal patto di fedeltà suggellato con il sangue di un polpastrello punto da un ago.

Dagli atti emerge anche lo stato di miseria in cui vivevano le suore, diventate cieche o malate a seguito di una cattiva alimentazione. (fonte)

Eppure era enorme il giro di soldi all’interno dell’Istituto. Mistero anche sulla destinazione della beneficenza per le missioni, visto che in Africa e in Brasile le ex religiose raccontano di stenti mentre il denaro tornava indietro in Italia.

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