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Green Hill: “6000 cani uccisi in quattro anni”. Se ne va dall’Italia…

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Giustizia è stata fatta. I sei mila cani morti in quattro anni a Green Hill sono stati “vendicati”.

Animalicidio è l’accusa con la quale sono stati condannati tre dirigenti dell’allevamento di cani beagle destinati alla sperimentazione cosmetica, chiuso nel luglio 2012 dalla procura di Brescia.

La prima sezione penale del tribunale di Brescia ha confermato le tesi del pm Ambrogio Cassiani: ovvero che i cani, se malati, non venivano curati ma soppressi perché non più utili agli obiettivi aziendali. Per questo sono stati condannati ad un anno e sei mesi Ghislane Rondot, co-gestore di Green Hill 2001 della Marshall Bioresources e della Marshall Farms Group, e Renzo Graziosi, veterinario. Un anno anche al direttore dell’allevamento Roberto Bravi. Assolto invece il secondo gestore Bernard Gotti per non aver commesso il fatto. Gli avvocati di Green Hill hanno annunciato che faranno ricorso in appello. Il tribunale ha disposto un risarcimento di trentamila euro per la Lav disponendo anche il divieto per i condannati di allevare cani per i prossimi due anni. Anche se le pene, rispetto alla richiesta dell’accusa, sono state abbassate.

La storia di Green Hill è anche la storia di una mobilitazione del mondo animalista italiano, che dal 2010 fino al 19 luglio 2012, giorno del sequestro dell’allevamento, ha organizzato diverse manifestazioni fuori dall’allevamento di Montichiari, culminate nel blitz del 29 aprile 2012, quando decine di persone riuscirono ad introdursi nell’allevamento e a liberare un centinaio di cuccioli. Il sequestro di Green Hill è stata la più grande battaglia popolare in difesa degli animali di questo Paese, è stato l’evento-simbolo di una rivoluzione, sempre più rumorosa, nel rapporto tra uomini e animali. Nel frattempo proseguiva l’inchiesta della procura sugli esposti delle associazioni animaliste. Fino al sequestro dell’allevamento del 19 luglio 2012 e all’affidamento alle famiglie che ne fecero richiesta di oltre 3 mila cani da parte di Legambiente e Lav.

“La sentenza di condanna di Green Hill è un riconoscimento a tutte e tutti coloro che in tanti anni hanno partecipato a manifestazioni a Montichiari e in tante altre parti d’Italia e del mondo, hanno digiunato, firmato petizioni, realizzato inchieste giornalistiche, presentato denunce, scavalcato barriere fisiche e ideologiche che difendevano l’indifendibile”. Così Gianluca Felicetti, presidente di Lav, ha commentato la sentenza di condanna dei tre dirigenti dell’allevamento Green Hill.

Dopo l’ennesima condanna Green Hill decide di andarsene dall’Italia per sempre… Addio!!!

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