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BANCA ETRURIA: abbiamo scoperto qualcosa che dimostra la premeditazione dello svuota conti.

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Sono emerse nelle ultime ore, dettagli molto interessanti che da soli servono ampiamente a dimostrare la premeditazione dell’operazione salva banche e del conseguente svuota conti degli italiani, siamo forse davanti alla più grande rapina in banca mai organizzata?

1. LA CILIEGINA SUL CRAC: MOLTI CONTI DI BANCA ETRURIA SONO STATI SVUOTATI UN MESE PRIMA DEL DECRETO ”SALVABANCHE”: UNA SOFFIATA HA AVVERTITO I CLIENTI ”AMICI”?

2. COL DECRETO DEL 22 NOVEMBRE RISPARMIATORI E OBBLIGAZIONISTI SONO STATI RASI AL SUOLO, MA DEI ”FORTUNATI” HANNO PORTATO VIA FINO A 288 MILIONI, GIUSTO IN TEMPO. SI TRATTA DI UNA COINCIDENZA?

3. L’IPOTESI DI BANCAROTTA FRAUDOLENTA SI FA SEMPRE PIÙ PROBABILE. INTANTO È STATO CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO PER L’EX PRESIDENTE FORNASARI. LE INDAGINI POTREBBERO DIVENTARE CINQUE. DALLE FATTURE FALSE ALLA TRUFFA, FINO ALL’OSTACOLO ALLA VIGILANZA.

4. C’È POCO DA INDAGARE: BANKITALIA LEGGEVA I CONTI DAL 2013, E IL DISSESTO È AVVENUTO SOTTO I SUOI OCCHI. I PM DOVRANNO CAPIRE LE RESPONSABILITÀ DEI BANCHIERI CENTRALI ITALIANI.

Un mese prima del decreto «salvabanche» del governo numerosi conti correnti di Banca Etruria sono stati «svuotati». Il sospetto è che qualcuno possa aver avvisato alcuni clienti privilegiati del rischio di perdere i propri risparmi. E adesso i magistrati vogliono conoscere l’identità dei titolari proprio per verificare se abbiano goduto di un trattamento di favore in violazione della legge. Lo fanno dopo aver acquisito la relazione del commissario liquidatore Giuseppe Santoni che ha sollecitato lo stato di insolvenza e lunedì lo ripeterá davanti al tribunale di Arezzo.

I 288 milioni che fuggono un mese prima del crack sono il passo preliminare per ipotizzare il reato di bancarotta fraudolenta contro gli ex amministratori: il presidente Lorenzo Rosi e i suoi vice Alfredo Berni e Pierluigi Boschi, padre del ministro delle Riforme Maria Elena, oltre ai componenti del Consiglio di amministrazione. E arriva nel giorno in cui viene chiesto il rinvio a giudizio per ostacolo alla vigilanza per l’ex presidente di Banca Etruria Giuseppe Fornasari, l’ex ad Luca Bronchi e per il dirigente Davide Canestri.

Scrive Santoni: «La situazione di liquidità si presenta assai critica, atteso che secondo quanto emerge dalle informazioni dei commissari straordinari, le riserve liquide sono inadeguate, per effetto dei deflussi dei fondi che hanno interessato la banca. In particolare il saldo netto di liquidità alla data del 18 novembre scorso pari a 335 milioni, il 4,6 per cento del totale attivo, è diminuito di euro 288 milioni da inizio ottobre. La situazione è fortemente aggravata dall’elevato grado di concentrazione della raccolta, che espone la banca al rischio del ritiro dei depositi anche di singoli depositanti (i primi 16 clienti detengono circa il 16 per cento)».

«Dissesto superiore al miliardo»
Il sospetto è fin troppo evidente: una soffiata preventiva. Per questo le verifiche disposte dal procuratore Roberto Rossi e affidate alla Guardia di Finanza mirano a scoprire anche i contatti avuti dai correntisti prima del 22 novembre, data di approvazione del decreto del governo.

Esaminando la situazione patrimoniale Santoni sottolinea infatti che «le perdite ammontano a circa un miliardo e 170 milioni di euro e nonostante le necessarie misure adottate dall’autorità di vigilanza per provvedere alla loro copertura, che hanno azzerato le riserve, il capitale sociale, le obbligazioni computabili nei fondi propri della banca, residuavano alla data di avvio della procedura di risoluzione — appunto il 22 novembre 2015 — e residuano tuttora a 305 milioni di debito privo di ogni copertura». Questo vuol dire che «il dissesto di Etruria è superiore al miliardo di euro».

Chiesta l’insolvenza
Una vera e propria voragine nei conti. Una situazione talmente grave da convincere Santoni dell’assoluta inutilità di svolgere ulteriori verifiche. Non a caso nelle conclusioni consegnate al Tribunale viene specificato come «la particolare valenza probatoria degli accertamenti ispettivi e delle relazioni degli organi delle procedure, trova la sua giustificazione nella qualità di pubblici ufficiali assunta dagli ispettori di Bankitalia, dai commissari straordinari e dai commissari liquidatori, nonché nella specificità dei fatti evidenziati, che rende quegli accertamenti e quelle relazioni assimilabili a una vera e propria consulenza tecnica d’ufficio».

L’istanza al tribunale è chiara: «Non servono altri accertamenti, bisogna procedere subito con la dichiarazione di insolvenza».

ETRURIA, CHIESTO RINVIO A GIUDIZIO PER L’EX PRESIDENTE FORNASARI

Per la prima volta tre ex manager di Banca Etruria si presenteranno davanti a un giudice. Il procuratore capo di Arezzo Roberto Rossi ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per l’ex presidente Giuseppe Fornasari, l’ex direttore generale Luca Bronchi e per il dirigente Davide Canestri. Per tutti l’accusa è di ostacolo alla vigilanza, che riguarda il primo dei quattro filoni di indagine aperti sull’istituto aretino e i suoi amministratori prima del commissariamento deciso un anno fa. L’udienza davanti al gup del Tribunale è stata fissata per il prossimo 10 marzo.

L’inchiesta in questione è stata aperta a cavallo tra il 2013 e il 2014, dopo che sulla scrivania di Rossi arrivò la relazione degli ispettori di Bankitalia, i quali segnalavano dei punti critici di rilevanza penale nel bilancio approvato dal cda dell’Etruria nel 2012.

In particolare ipotizzavano che la grande operazione di dismissione del patrimonio immobiliare dell’Etruria, avviata dai manager con la vendita della società “Palazzo della Fonte” a un consorzio di imprese, fosse di fatto fittizia, perché la stessa banca aveva parzialmente finanziato gli acquirenti. Inizialmente la procura aveva sposato la tesi del falso in bilancio, smontata però da una perizia tecnica che ha lasciato “a galla” solo il reato di presunto ostacolo alla vigilanza di Banca d’Italia a carico di Fornasari, Bronchi e Canestri.

Qualche mese più tardi, a metà del 2014, è stato aperto il secondo fascicolo: gli ultimi due presidenti dell’Etruria, lo stesso Fornasari e Lorenzo Rosi, sono stati indagati per un paio di fatture che, per l’accusa, erano state emesse su operazioni inesistenti. Secondo quanto si apprende, il procuratore Rossi ha notificato l’avviso di chiusura indagini a Fornasari.

Sono i primi ex manager della banca che dovranno comparire davanti al Gup. Bronchi, oltre che all’ex presidente e all’ex ad della società Methorios, Fabio Palumbo ed Ernesto Meocci. Tra i destinatari della notifica non c’è invece Rosi, che quindi esce da questo filone e resta indagato nel terzo fascicolo relativo al conflitto di interessi, insieme all’ex consigliere Luciano Nataloni. Fonte

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