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Al-Nimr, giustiziato lo sceicco della libertà che amava la non violenza.

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In un regno lontano, questo potrebbe essere l’inizio del nostro pezzo, lo sarebbe di certo se scrivessimo di una storia di fantasia, di una di quelle storie in cui alla fine i “buoni” dalla foresta assaltano il palazzo e rovesciano l’odiato tiranno.

Ma il regno di cui parliamo, in cui si svolge la triste storia, non ha foreste e sembra non avere neanche speranza. Dalla sabbia e dalle rocce arroventate non si ergono null’altro che torri d’estrazione petrolifera, totem scheletrici innalzati da avidi e succubi devoti del Nulla, del vuoto. Quel vuoto che creano nella terra per tirare fuori la preziosa linfa della loro divinità. Bruciati dalla febbre dell’oro nero, che tutto copre e che da cent’anni e più ha reso ricchi pastori di capre ed eretici predicatori benedetti, superfluo dirlo, dal placet delle potenze occidentali Gran Bretagna in primis.

Un’ territorio vasto come mezza Europa governato da una sola famiglia regnante, dove l’afflato della democrazia occidentale, le marce, i girotondi, gli appelli, si perdono nel deserto che la ricopre, dove la vergogna e lo sdegno ostentati difronte ai “grandi cattivi della storia”, quasi sempre ostacolo agli interessi commerciali dei buoni, vengono mascherati da sorrisi e strette di mano. Un regno arido che non conosce primavere. L’Arabia Saudita, la più florida monarchia assoluta d’ispirazione teocratica del mondo, un possedimento privato dei Saud, i suoi padroni un tempo indisturbati sul loro trono.

Ma ogni tiranno ha la sua nemesi e anche nel deserto può sbocciare la speranza, “una fiamma di libertà” che costringe il re cattivo a gettare la maschera e a compiere gesti disperati. Gesti disperati di una regime in cancrena come uccidere, dopo un processo sommario, quarantasette persone tagliando a molte la testa in strada a monito per i sudditi, poi assassinare tra esse, nel mucchio, anche il profeta di quella Libertà tanto temuta, il difensore dei diritti degli ultimi, dei diseredati, lo Sceicco Nimr al Nimr.

Nimr era per la comunità sciita dell’Arabia Saudita quello che Malcom X era per il popolo nero degli States, una speranza, una guida, un non violento. Nei suoi sermoni denunciava apertamente le violazione della dittatura saudita, gli arresti indiscriminati, le sparizioni, le torture, lo faceva subendole lui stesso fino a finire nel braccio della morte del tiranno, in compagnia di suo nipote appena ventunenne.

Sheikh al-Nimr aveva guidato le proteste pacifiche contro le autorità saudite degli ultimi anni chiedendo uguaglianza dei diritti e giustizia sociale. Le manifestazioni guidate da lui si erano svolte tutte sotto la bandiera dellanon violenza, “non una volta si è sparato un proiettile contro i poliziotti ” ricorda un partecipante. Nonostante questo Al-Nimrera stato ferito dalla polizia saudita e arrestato nel 2012 nella regione di Qatif e due anni più tardi condannato a morte l’accusa di “istigazione disordini e minare la sicurezza e la stabilità del Regno”.

Per lo sceicco Nimr si erano mobilitate alcune organizzazioni per i diritti umani ma il regime non ha ceduto. Lo stesso portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Hossein Ansari Jaber, aveva accusato Riyadh di sostenere “i terroristi e takfiri estremisti”,ma sopprimere la protesta civile interna al paese.

Già in questo momento per le strade della regione orientale dell’Arabia Saudita la popolazione è in protesta e i blindati delle forze di sicurezza e degli squadroni della morte si affrettano per la repressione. Con l’assassinio dello Sceicco Nimr la frattura tra sciiti e regime sembra essersi definitivamente aperta lasciando campo alla guerriglia settaria che proprio Nimr aveva cercato di scongiurare facendo carico su di se di tutte le anime della protesta.

Le condanne per l’esecuzione sono arrivate dai paesi in lotta contro il terrorismo islamista come la Siria, l’ Iran e anche il Consiglio supremo degli Hezbollah libanesi ha definito l’uccisione ” un grave errore”. Afona invece la platea dei paesi occidentali che non possono irritare il Re del petrolio perché ci sono fabbriche da alimentare e armi da vendere.

Intanto però dal Kashmir indiano al Bahrein le folle urlano il nome dello Sceicco della Libertà, sventolano i vessilli gialli della Resistenza (quella vera) e tornano alla mente le parole con cui Nimr chiudeva uno dei suoi più toccanti sermoni: “O viviamo su questa terra da uomini liberi o moriremo e saremo sepolti da uomini nobili”.

E’ la morte di un uomo che da significato alla sua intera vita. (fonte)

Ai nostri politici interessano solo i rolex

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