33 BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO STANNO PER FALLIRE E ALTRE 100 LO SARANNO ENTRO 18 MESI

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Nuovo allarme nel settore bancario, i nostri risparmi non sono più al sicuro.

Dalla tempesta che si è scatenata sulle banche italiane, non potevano rimanere escluse le banche di credito cooperativo, che sono finite dritte nell’occhio del ciclone.

Secondo le stime più recenti, il 10% delle BCC sarebbe a rischio. Infatti secondo uno studio condotto da Mediobanca sui bilanci 2013 (al momento non sono disponibili studi più recenti), 33 BCC su 300 prese in considerazione, mostravano un livello di crediti malati (sofferenze, incagli e debiti ristrutturati) superiore al 20%, che è considerato il livello di guardia oltre il quale la situazione rischia di degenerare in modo drammatico, come la storia di MPS, Banca dell’Etruria, e disastri simili ha dimostrato nel corso degli ultimi anni e mesi.

L’idea che è balenata dalle parti del premier non eletto è quella di spingere per un accorpamento delle BCC in un’unica realtà, questo per “scaricare” sulle bcc sane il marciume di quelle che sono state mal gestite.

Il punto, tuttavia, è un altro: a fronte delle 33 banche di credito cooperativo considerate in stato di pre-morienza, ne esiste un altro centinaio che da qui ai prossimi 18 mesi (mesi, non anni!) potrebbero vedere la propria situazione deteriorarsi in modo preoccupante.

Il punto, non è tanto l’idea di creare una “super bcc” che svolga da funzione di coordinamento e che faccia confluire in un fondo di garanzia i patrimoni di quelle più solide a favore di quelle “marce”, ma il fatto che senza un intervento radicale sulla gestione dell’intero sistema bancario, tra qualche anno anziché trovarci tanti piccoli malati, ci troveremo un altro gigante con l’encefalogramma piatto e miliardi e miliardi di euro di risparmi dei cittadini andati in fumo per effetto del bail in “alla cipriota”.

Il fatto, è che se siamo giunti all’allarme rosso, al rischio concreto che buona parte del sistema bancario salti per aria, è perché la politica ha rinunciato al suo ruolo guida e si è fatta dettare le regole dai top manager delle banche e dagli economisti à la carte fanatici del neoliberismo monetarista a tal punto da far sembrare pure il loro padre spirituale Milton Friedman un timido agnellino. Gli stessi economisti, per inciso, che strepitavano contro il ritorno alla lira ed al rischio di una svalutazione del 30% e che hanno applaudito alla medesima svalutazione dell’euro.

I mali hanno origini lontane, nei governi di sinistra di Clinton e di Blair, capostipiti della deregolamentazione del sistema bancario e della loro profetessa in salsa germanica, Angela Merkel, che si guarda bene dal porre un freno alle scorribande delle banche teutoniche e mantiene fuori da qualsiasi tipo di controllo le banche locali.

In questo clima da gangster, era inevitabile che si giungesse a questo epilogo, col guaio che sono gli stessi protagonisti che hanno messo in mano ai killer, ovvero ai manager delle banche, le armi per compiere la più colossale rapina che la storia economica conosca, a dettare le leggi ed a pretendere che il conto venga pagato dalle vittime.

Le Banche di credito cooperativo, le ex casse rurali ed artigiane, proprio per le loro caratteristiche, sarebbero un formidabile volano per lo sviluppo del tessuto produttivo italiano, ma spesso sono state gestite in modo clientelare per aiutare “gli amici degli amici”, alla pari degli istituti maggiori, e non avrebbe potuto essere diversamente.

Il problema investe, chiaramente, in modo pesante non solo i correntisti, ma anche le centinaia di migliaia di piccole e medie imprese che hanno sempre utilizzato il sistema delle BCC per sostenersi e crescere e che in caso di collasso del sistema, vedrebbero preclusa in molti casi la stessa possibilità di sopravvivere.

Cosa ci riserva il futuro? Purtroppo tempesta e questo perché un’intera generazione di politici, se non due, ha preferito diventare servo della finanza (che è ben diverso dal capitalismo produttivo) anziché svolgere il proprio compito di guida. (fonte)

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